Il primo obiettivo

Daniele Barbaro

Importanti furono i suoi studi sulla prospettiva e sulle applicazioni della camera oscura, dove utilizzò un diaframma per migliorare la resa dell'immagine. Uomo colto e di ampi interessi, fu amico di Andrea Palladio, Torquato Tasso e Pietro Bembo. Commissionò a Palladio Villa Barbaro a Maser e a Paolo Veronese numerose opere, tra cui due suoi ritratti.

A fine anni '50, nel momento in cui si affacciavano per la prima volta i grandi sistemi reflex che
avrebbero portato alle tecnologie ora consuete ed agli attuali assetti commerciali ed aziendali,
l'obiettivo zoom era già largamente conosciuto e sfruttato per impieghi cinematografici, tuttavia
il suo utilizzo in fotografia non era mai stato preso seriamente in considerazione, dal momento che
il formato nettamente superiore rispetto a quelli cinematografici e le specifiche molto più restrittive
quanto a risoluzione necessarie per stampa su carta comportavano calcoli molto più complessi,
preconizzando obiettivi pesanti, ingombranti e costosi; la Nippon Kogaku, a quei tempi impegnata
nella sua impresa più colossale e fortunata - la concezione del sistema Nikon F - mise il cuore oltre
l'ostacolo ed approfittò dell'irripetibile occasione (un sistema professionale progettato ex-novo dal
foglio bianco) per osare l'azzardo, prevedendo fin dall'origine l'inserimento di obiettivi zoom nel
corredo ottico della neonata reflex tutta spigoli, generata da uno sforzo di affermazione aziendale
che ha pochi eguali nella storia della fotografia.

 


STORIA - IL primo obiettivo

Home > Storia > Indice argomenti > IL Primo obiettivo della storia ----------------< Precedente - Argomento - Successivo >

   

Il primo obiettivo della storia

Gerolamo Cardano

 

Il primo obiettivo fu realizzato forando una parete di una scatola chiusa per farvi passare la luce, producendo un foro stenopeico. Nel 1550 Gerolamo Cardano introdusse una lente convessa per concentrare la luce e aumentare la luminosità, nel 1568 Daniele Barbaro aggiunse un diaframma per ridurre le aberrazioni.

Nel 1814 William Hyde Wollaston sostitui la lente di Cardano con una concavo-convessa, a menisco,

Nel 1829 Charles Chevalier realizzò le prime lenti acromatiche composte da un elemento positivo e uno negativo con due vetri ottici di potere dispersivo uguale e contrario. Produsse inoltre gli obiettivi per equipaggiare le fotocamere di Alphonse Giroux per la dagherrotipia, con focale di 40,3cm (403mm) f/11.

Il 1840 vide la nascita del primo obiettivo calcolato matematicamente da Joseph Petzval, di luminosità f/3.

Nel 1890 John Henry Dallmeyer risolse il problema delle necessità delle lunghe focali progettando lo schema ottico a teleobiettivo, riducendo il tiraggio accorciando il fuoco posteriore rispetto alla lunghezza focale.

Il tripletto di Cooke, realizzato nel 1893 da Dennis Taylor per la Cooke & Sons, ridusse la distorsione e migliorò la qualità ai bordi.

Nel corso degli anni furono introdotti da grandi aziende del settore schemi ottici dai quali nacquero diversi obiettivi. Fra gli schemi ottici più importanti, i cui nomi per vecchia tradizione derivano dal greco, compaiono il Tessar, il Planar, il Distagon, l'Hologon, il Topogon, il Sonnar (Zeiss), il Dagor, l' Artar, l'Hypergon (Goerz), il Super-Angulon (Schneider), l'Ernostar (Ernemann)

Zoom nikkor 85-200mm del 1969

 

Il padre dei primi zoom-Nikkor, nonchè il matematico che curò lo sviluppo tecnico di questo concetto per tutti gli anni '60, fu il Dr. Takashi Higuchi, cui dobbiamo alcune felici intuizioni che portarono poi alla realizzazione di schemi a focale variabile di struttura "definitiva", i cui presupposti di fondo (specialmente per quanto riguarda il primo gruppo di lenti anteriori) sono tuttora riconoscibili in molti zoom-Nikkor attuali o in analoghi prodotti della concorrenza; il piano aziendale concordato a fine anni '50 era ambizioso, e prevedeva inizialmente due focali variabili perfettamente sequenziali e che coprissero il range di più frequente utilizzo: un 35-85mm f/2,8-4 ed un 85-250mm f/4-4,5; contrariamente agli indirizzi del tempo, la Nippon Kogaku scelse fin dall'inizio di accettare un ragionevole calo della luminosità massima durante l'escursione della zoomata, il che consentiva di limitare il diametro degli elementi anteriori, contenendo peso ed ingombro entro limiti praticabili; subito dopo fu previsto uno zoom tele di notevole potenza, un 200-600mm f/9,5-10,5 in grado di coprire tutte le necessità della foto naturalistica, sportiva o di reconoissance (con le ovvie precauzioni legate alla limitata apertura massima); nel contempo la politica aziendale diversificò i target, impostando il primo, vero zoom di massa, appositamente progettato ponendo la semplicità ed il contenimento dei costi come priorità assolute: quest'obiettivo, il 43-86mm f/3,5, ebbe grandissima diffusione e fu estremamente popolare fra gli utenti Nikon, grazie all'intelligente escursione da leggero grandangolare a medio-tele, alla luminosità massima più che buona e costante lungo la zoomata, a pesi ed ingombri contenuti e ad un prezzo realmente abbordabile; non ultimo, la sua meccanica era molto pratica nell'uso ed esteticamente inappuntabile; quest'obiettivo esordì in montatura fissa su una piccola reflex compatta, anticipando di decenni l'attuale trend della compatta tuttofare con ottica zoom in dotazione che furoreggia sui mercati; l'ultimo grande zoom appartenente alla prima, mitica bordata degli anni '60 fu il celebre 50-300mm f/4,5, un notevole obiettivo che all'epoca polverizzò alcuni record del settore, a partire dall'escursione 6x; mentre il 35-85mm f/2,8 - 4 non uscì dallo stadio di pre-serie (forse fu considerato troppo ambizioso per la tecnologia del momento),i due zoom 85-250mm f/4-4,5 e 200-600mm f/9,5-10,5 furono in seguito ricalcolati per garantire una luminosità costante ( rispettivamente f/4 ed f/9,5) mentre il prestigioso 50-300mm f/4,5 a venti lenti, dopo una decina d'anni, fu semplificato, dotato di vetri ED a bassa dispersione e lanciato in una nuova versione decisamente più compatta.

 

 

 


Torna su