la taratura dell'esposimetro

L'esposimetro è tarato per restituire sulla pellicola o sul sensore un tono medio di tutto ciò su cui lo puntiamo. Se non correggiamo manualmente l'esposizione ogni cosa su cui misuriamo la luce sarà resa di tono medio. Anche la neve che apparirà grigia anzichè bianca, o, al contrario, apparirà grigio un cappello nero. Per questo diventa molto importante, dopo aver stabilito l'inquadratura, stabilire anche dove andare a leggere la luce. L'unica alternativa è lasciare fare tutto alla macchina, che ogni tanto ci becca ogni tanto no, ma almeno se sbagliamo noi abbiamo la soddisfazione di aver sbagliato pensando a quello che abbiamo fatto. La volta seguente non sbaglieremo più, la macchina sì.

Vediamo il funzionamento di uno degli esposimetri "incorporati" più in uso nelle fotocamere e che legge la luce attraverso l'ottica (obbiettivo) della macchina, appunto "through the lens" - TTL.

La parte principale dell' esposimetro è la cellula fotosensibile la quale è collegata ad un circuito elettronico. Appena la cellula viene colpita dalla luce (deviata dallo specchio posto a 45° presente all'interno della fotocamera), essa produce corrente elettrica che in base alla sua intensità restituisce i valori da impostare. Esempio in una giornata molto luminosa stiamo scattando una foto paesaggistica in pieno sole qundi, l'esposimetro riceverà una forte intensità di luce, e sapendo che la pellicola da impressionare ha una sensibilità precisa, ci suggerirà di usare una "coppia" tempo/diaframma corretta al fine di impressionare correttemente il fotogramma.

La "coppia" di valori tempo/diaframma è quella che determina la giusta esposizione della pellicola in maniera "reciproca", gli aumenti e le diminuzioni del flusso luminoso sono compensati da aumenti e diminuzioni proporzionali del tempo in cui tale flusso si faccia arrivare alla pellicola sensibile.
Un esempio pratico, immaginiamo di fotografare la scena di cui sopra che presenta un tot di luce "x" forte, l'esposimetro eseguita la lettura ci indicherà la "coppia" diaframma/tempo di valori necessaria, ad esempio f 16 - 1/250s. Impostando questi valori sul diaframma e sull'otturatore avremmo una foto esposta correttamente.

La reciprocità che regola questi valori di "coppia", ci consente di cambiarli in modo da far passare sempre la stessa quantità di luce, agendo sul diaframma (stringendo)e, contemporaneamente, agendo (aumentando) il tempo di scatto, e viceversa.
In questo modo abbiamo la piena libertà di sfruttare tutte le diverse situazioni e vedere gli effetti del valore "coppia", diaframma/tempo, hanno a lavoro finito sulla foto.

Naturalmente ognuno ha la possibilità di dare priorità ad uno dei due di questi fattori, tempo e diaframma in base alle necessità del momento. Se fotografo a tema "Sport", avrò nella maggior parte dei casi bisogno di usare tempi brevi che "blocchino" il movimento del soggetto, mentre se faccio una foto paesaggistica ed ho la macchina sul treppiedi potrò dare qualche stop in più al diaframma ed usare di conseguenza dei tempi più lunghi, ciò migliorerà la resa della profondità di campo.



 

 


Tecnica Fotografica - L'esposimetro TTL

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L'esposimetro

Le compatte digitali di oggi non hanno una singola modalità di funzionamento dell'esposimetro, ma ne hanno ereditato dalle reflex una serie che è molto interessante conoscere e saper utilizzare al momento opportuno.
Innanzitutto l'esposimetro è quel sistema che permette alla fotocamera di impostare una coppia tempo/diaframmi appropriata in funzione della sensibilità del sensore (o pellicola) e della quantità di luce che colpisce il soggetto inquadrato.
L'esposimetro misura la luminosità del soggetto sempre allo stesso modo, ma potete modificare la superficie parziale o totale di inquadratura su cui viene effettuata la lettura ed il "peso" che viene assegnato alle zone centrali e periferiche del campo inquadrato.
La realtà operativa è molto più semplice delle parole. Facciamo un esempio pratico.

 

Esposimetro con lettura spot

Viene misurata la luminosità solo di una piccola parte centrale dell'area inquadrata dal mirino, in questo modo:

Tutta la parte "bianca" non viene considerata dall'esposimetro, che si limita a misurare una superficie pari a circa il 3% del totale. In alcune fotocamere è presente una misurazione più ampia, pari al 10% della superficie totale inquadrata ed è detta lettura parziale o semi-spot .
La lettura spot è utile quando è necessario misurare la luce in condizioni di forte contrasto, quando si decide ad esempio di "esporre per le luci" o "per le ombre" nei controluce o quando dopo un po' di pratica si comincia a comprendere la funzione della correzione manuale dell'esposizione, che si accoppia perfettamente alla lettura spot.

Esposimetro con lettura media pesata al centro

La lettura viene effettuata su tutta l'area inquadrata dando un maggior peso alla zona centrale in una proporzione che può essere ad esempio 75% centro - 25% esterno (oppure 80-20, 60-40 a seconda dei modelli).

è utile quando la zona su cui vogliamo misurare la luce è ampia e la lettura spot sarebbe troppo restrittiva. La staratura manuale dell'esposizione è utilizzabile ma meno agevolmente che nella lettura spot.

Non sempre la lettura media pesata al centro ha una simmetria radiale rispetto al centro; in alcun fotocamere si possono trovare situazione di questo tipo:


in questo modo vengono provilegiate le aree inferiori escudendo la porzione di fotogramma su cui si verrebbe a trovare il cielo che solitamente è molto più chiaro di tutto i resto e tenderebbe a sottoesporre tutto il resto dell'inquadratura. in questo caso è intuibile che mettendo la fotocamera in verticale sorge qualche problema.

Esposimetro con lettura multizona o matrix

E' un cambiamento radicale rispetto a alle due modalità sopra descritte. L'inquadratura viene suddivisa in un numero variabile di settori, di dimensione variabile ma solitamente più ampi ai bordi e più piccoli al centro. Quando si utilizza questa modalità di lettura il processore della fotocamera confronta la scena inquadrata con un database predefinito con delle "situazioni standard" individuate dalla casa costruttrice. Servendosi dei sensori di messa fuoco individua il soggetto e fa la lettura ritenuta appropriata.
Ogni settore in cui è suddivisa l'inquadratura prende un peso diverso ma di fatto non sapremo mai quanto e in che proporzione con il resto. La correzione dell'esposizione in questo caso non ha senso perchè non sappiamo dove realmente stiamo "leggendo la luce".


E' un tipo di misurazione che va bene nel 90% dei casi, ma che va in crisi nel restante 10%, che guarda caso rappresenta la maggior parte di quelle situazioni in cui vorremmo fare "la nostra foto dell'anno".

prendo dal sito photozone.de degli esempi di casi in cui è possibile utilizzare le varie letture esposimetriche: per eseguire la lettura in una zona che vogliamo poi decentrare è sufficiente mettere in centro quell'area, utilizzare il tasto di blocco dell'esposizione (che molte volte corrisponde al pulsante di scatto premuto a metà corsa) e poi ricomporre l'inquadratura.

Tutti gli esposimetri TTL (trought-the-lens), ossia che mi surano la luce che attraversa effettivamente l'obiettivo, sono esposimetri a luce riflessa. Essi misurano la luce che si riflette da qualsiasi soggetto su cui vengono puntati e gli assegnano un tono: il tono è quello per cui sono stati tarati. In altre parole, se avete tarato l'esposimetro su un tono medio, e scattate la fotografia con l'esposizione suggerita dall'esposimetro, quello che misurate sarà reso nella pellicola come un tono medio.
Questo accade con tutti i modi di esposizione e con tutti i metodi di misurazione. Le fotocamere attuali dispongono solitamente di diversi metodi di misurazione: media a prevalenza centrale, matrix, detta anche a settori, oppure spot. Ma se misurate con ognuno di essi la stessa zona otterrete lo stesso risultato. Tutti gli esposimetri a luce riflessa fanno una cosa sola: vi dicono con quale esposizione scattare se volete che i risultati si accordino al modo in cui l'esposimetro è tarato. Poichè voi avete tarato il vostro esposimetro sul tono medio, esso è programmato per dirvi una cosa sola: "Così è un tono medio, così è un tono medio, così è un tono medio".
Individuate quindi una zona dell'immagine che sia di tono mdio, e illuminata dalla stessa luce che cade sul soggetto, e misuratela. Riportatevi sul soggetto originale e rifate l'inquadratura, ma scattate con i valori dell'esposizione ricavati misurando la zona di tono medio. Fino a che la luce che cade sul vostro soggetto è la stessa che illumina la zona misurata , qusto è il modo più facile per ottenere una esposizione corretta.
Se invece non c'è una zona di tono medio da misurare, potete sempre portarne una con voi proprio per questo scopo. Un cartoncino grigio neutro al 18%, che per definizione riflette il tono medio fotografico, può essere acquistato presso qualunque buon negozio di fotografia. E' però facile immaginare il problemi di una soluzione del genere nella fotografia di paesaggio. Come ho già detto, ogni zona di misurazione alternativa deve essere illuminata dalla stessa luce che cade sul soggetto da fotografare. Che cosa accadrà se voi vi trovate all'ombra di una montagna e cercate di fotografare dall'altra parte della vallata una catena di monti illuminata dal sole? Il vostro cartoncino grigio si troverebbe nella luce sbagliata. E che dire della fotografia di un tramonto?
Anche un cartoncino grigio neutro di buona qualità può dare certi riflessi, per cui, per ottenere una misurazione esatta, va impugnato con una precisa angolazione. il mio consiglio è di acquistarne uno come riferimento visivo ma non di usarlo per misurare. Esiste un modo migliore di procedere.
Secondo me, il modo migliore di procedere, è misurare una qualsiasi parte della scena che state fotografando e poi ragionare in termini di stop sui due lati della gamma tonale che il tono medio divide a metà. Questo è ciò che io faccio con tutte le mie fotografie. Una volta che ne conoscete il tono, potete misurare qualsiasi soggetto il che equivale a stabilire quanti stop lo separano dal tono medio.
Preso in sè un fotogramma di pellicola per diapositive ha una latitudine di posa, ossia una gamma di esposizioni possibili che spazia nell'ambito di cinque diaframmi, dal bianco senza dettagli al nero pieno. Il tono medio cade nel mezzo, giusto a metà strada tra questo due estremi. Uno stop in più rispetto al tono medio - ossia uno stop in più rispetto alla lettura dell'esposimetro - fa sì che un colore appaia chiaro, mentre due stop in più rispetto al tono medio fanno sì che un colore appaia chiarissimo. Uno stop in meno fa sì che il colore appaia scuro, mentre due stop in meno fanno sì che appaia scurissimo. I valori di mezzo stop sono intermedi a questi toni. Naturalmente gli stop possono aumentare o diminuire sia intervenendo sul diaframma sia sul tempo di posa; si tratta solo di aumentare la luce che illumina una zona del soggetto oppure dimunuirla.
Quando sarete sul campo osservate il soggetto e sceglietene un tono e poi scegliete come esso sia reso sulla pellicola. Voelete forse che esso appaia chiaro, scuro, oppure chiarissimo? Fate caso che non vi ho chiesto di quale tono sia realmente quella data zona del soggetto. Preoccupatevi invece di come volete che esa appaia sulla diapositiva.
Questo metodo funziona sia che impostiate la fotocamera sull'esposizione manuale, sia sia su qualsiasi modo di esposizione automatica

+2 1/2 stop: bianco pieno
+2 stop: chiarissimo
+1 1/2 stop: molto chiaro
+1 stop: chiaro
+1/2 stop: poco più chiaro
Lettura dell'esposimetro
-1/2 stop: poco più scuro
-1 stop: scuro
-1 1/2 stop: molto scuro
-2 stop: scurissimo
-2 1/2 stop: nero pieno

Di fatto, se avete un apparecchio ad esposizione automatica, scoprirete che sul corpo macchina è presente un equivalente della tabella. Si tratta del selettore per la correzione manuale dell'eposizione.
Per scavalcare le decisioni della fotocamera, per prima cosa bisogna decidere in termini di stop di quale tono volete che una certa zona appaia sulla pellicola; una volta misurata la zona, agite sul selettore per la correzione automatica dell'esposizione; intervenite infine sul blocco manuale dell'eposizione fino a che non avete scattato. Non bloccando l'esposizione potreste incorrere in seri errori.
A prescindere che usiate la fotocamera regolando manualmente il diaframma e il tempo di scatto, oppure sfruttandone gli automatismi, avete bisogno di conoscere con precisione quale zona dell'immagine è letta effettivamente dall'esposimetro TTL. Misura l'intero campo inquadrato e vi fornisce una lettura media? Disponete di una lettura spot oppure la misurazione avviene in prevalenza su una certa zona?

Esistono fondamentalmente due tipi di esposimetro, quello incorporato alla macchina fotografica e quello esterno.
L'esposimetro essenzialmente misura l'intensità della luce presente nella scena che vogliamo fotografare (all'interno o esterno) e ci indica il valore corretto da impostare del diaframma e quello del tempo. Tutto ciò in base ad un valore che è la sensibilità della pellicola (ISO/ASA).

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